lunedì, 05 maggio 2008
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What's the story, morning glory? Sms ricevuto il 2 maggio alle 19.43. Ti dico solo che sono a un aperitivo al disco d'oro. caloriferi unplugged. c'è beatrice ant, giacomo, quello carino degli A classic che suona anche nei wolter goes, quelli del matta, la marinaretta più altre facce note e due giappe. io ho una maglietta di baronciani e bevo vodka orange..
Stessa sera, locale sulla costa adriatica, orario avanzato. Ah ciao, ho commentato una tua foto. Magari con l'ormai abituale "primo!" come nei blog più famosi di Caracas... Vi faccio vedere come muore un indierocker (vivo e veneto invece). "Dico la verità, non sono cinico. Tra Canada e Messico, un nuovo oceano!"
Yann Tiersen - "Forgive me" (demo)
(il nuovo album "Tabarly" uscirà in giugno con Ici d'Ailleurs, un nome che spero di trovare in qualche maglietta del Tour, come Française des Jeux)
Primo maggio, indierezione festival (le differenze tra Rolo e Ficarolo non si limitano alla sponda del Po), ancora text. Ho paura faranno tanto pubblico quanto l'anno scorso con un cast interessante la metà. Una manciata di seggi per il P*****e Democratico e buona musica arcobaleno fuori dal parlamento? # # Qualche dalemiano del Bene ci sarà, ma gli estromessi non sceglieranno la via extraparlamentare del diy/sceneboot/fanzine di carta. Magari in apartheid a M***** N**** V****
Si chiama Azzurra ed è naturalmente nata nel 1983. Phard vs. Onyx. Un miliardario intrappolato nel corpo di un povero, dancing techno or hip hop on the little hill.
She Loves - "The lost art of French kissing"
(lunga vita al power pop. lunga vita al college rock. lunga vita al vero brit, anche se fatto in Italia)
Freestyle coniato (cognato?) sul treno per Codroipo/Ridopoco sabato 3, e scritto col sangue sul retrocopertina di un numero di Vice. Il reperto sarà rinvenuto dagli Alleati alla fine della prossima guerra. Pubblicazione clandestina reco meco, che non son cieco nè cèco ma bieco, e mi accompagno teco come un geco, e questo frista va fin che fai la m**ta. ExOtago a Maniago, un giorno vago da legare con lo spago, intanto caccia 'sto s*go! Treviso all'improvviso, luogo inviso da calci sul viso, di leghisti intriso e donne col sorriso, cinesi mangiariso e tutto è già deciso
Fabri Fibra e Gianna Nannini - "In Italia"
(scheletro fresco non ancora messo in armadio)
Domani dalle 18 su RossoAlice ci sarò io e altri tre colleghi (Fabio Gallo, Gianluca Servetti e Steve Luchi) che commenteremo le band di Area24.
Venerdì dalle 22 a Radio Sherwood, condurrò lo showcase di Le Luci Della Copertina Elettrica. Ingresso libero, vicolo Pontecorvo 1/A, Padova. La modalità prevede concerto inframezzato da intervista informale a ruota libera. Vedi episodio: Zabrisky.
Entro il mese da myspace e dal sito si potrà scaricare "Quando arriva la gente si sente meglio", il nuovo ep dei Numero6 che contiene "Da piccolissimi pezzi" cantata in italiano da WILL OLDHAM aka BONNIE PRINCE BILLY, poi un brano scritto da Enrico Brizzi, il remake di un classico Laghisecchi e due inediti (attenzione a "Quel giorno cosa'avevo?").
Il disco fisico sarà accluso a mille copie di Rockit Mag, edizione ventura.
Cache del telefono svuotata. Post-it purged.
E nemmeno questa è la strada giusta per questo blog.
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venerdì, 02 maggio 2008
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La gigantesca scritta ZABOV. E fu così che El Guapo, bassista strapazzacuori, ed El Feo, imbrattacarte problematico, si ritrovarono per una selva oscura dentro un hotel americanista di fronte la stazione dell'orrido borgo in terraferma, per una pre-session in attesa dell'arrivo del carro da est. A bordo El Ombre, macinachilometri telematico tra montagna e confine, con El Disquero, pioniere della diffusione musicale ante litteram, alla conquista dell'Ovest. Per il cambio dei cavalli (punizione per chi beve con la mano destra) si opta per il ducato estense, dove attende El Lupo, mgmt rrrrampante: visita agli studios più hyped del panorama, donviti, veleni e amplificatori vox, forse un giorno morirò. Nei luoghi vaschiani per tracciare una mappa che parte dal bar Korova e arriva fino a madre Teresa, passando per Malcolm X attraverso la Centrale e San Patrignano. Al Postiglione si attende un'ora per quattro gloriosi cappellacci di zucca e niente messaggi sotto le piastrelle, satolli si procede a zig zag di qua e di là del Fiume, scavallando quattro province, quasi cinque, quasi sei. A un certo punto da un lembo di terra parlamentare -identica a quella adiacente e sconfitta- spunta l'urlo rauco "libertà!": ultimo sforzo verso sud ed è espugnato il fortino di Handmade Festival, ritrovo di coloro che tengono anche i banchetti degli altri per spirito di sUpportazione. Non vorrei essere la vicina di casa anzianotta, se l'accogliente ex-stalla(?) ospita ogni venerdì o sabato sera remix fatti con la cristallina per il sollazzo di virgulti tatuati da pandistelle e trafitti da spille di panno in rilievo: ma tali questioni non concernono l'astante, che si gode la sua prima epifania di A Classic Education cantando tutta Stay Son sull'attenti con lo sguardo alle mise e ai cartelli, e freme alle novità di Le Man Avec Les Lunettes finalmente in stabile formazione extended, pronta per divampare tra Poncarale e Verolanuova, a Capriano del Colle oppure Flero. Costa Music meglio su disco, Nuccini è degno di soperchia stima affettuosa ma il suo lavoro da solista continua a non convincermi, i Red Worms Farm sono intoccabili dèi in terra al di sopra di ogni bene e ogni male, intemperanti nel ruolo di defloratori che finiscono troppo presto le consumazioni. (E a Matteo dico: Gate 22!). The blogger and the dandy impazzano in carne ed ossa oltre che sotto forma di disco, arrivano altre celebrities appartate, Pelòdia è sempre un bell'uomo e Maolo Awesome Kitchen chiude per esaurimento scorte. La rivincita dello spriz preteso come-si-deve prologa le inevitabili one shot col Guapo, never mistake the tears falling down your cheeks: soccorre El Puerto Elviro a rimboccare il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco per ignote strade qua vicine, da riaffrontare in bici a stagione fresca, scoprendo aneddoti zeneises da metà Mange-Tout. E stasera di nuovo rumba, Ferrara (la città, non la minaccia) si perturba e noi con lei: stay beneath the covers, child.
In Islanda xe legal, qua invesse no. Ricevo richiesta di add da Iceland Music Export, che si presenta così: "An exciting new government sponsored initiative increases access to information about artists, collaborating with companies to promote Icelandic music abroad and organizing marketing strategies, festival and event participation. IMX will increase the visibility of Icelandic music in the international sphere, and provide an essential one-stop resource for all interested parties, via comprehensive database. It helps Icelandic bands, PRs and record labels to attend events and festivals around the world". Uhm. Uhmmm. Uhmmm...
Un matrimonio e due funerali. Il funerale dell'alcoolismo di Benty, che ora difficilmente potrà ridursi in stati a me noti... a lui e Ludovica una sola quote: "te amo, Irina"
E il funerale di Gino Schiavon, ultimo partigiano chioggiotto, scomparso ieri. Reminder: iscriversi all'ANPI, dato che anche volendo impegnarsi di nuovo in politica non ci sono spazi nè luoghi confacenti, almeno preservare la memoria, tutt'altro che condivisa come qualcuno vorrebbe.
Enver serve da bere alle » 16:38 | commenti (1) linka il post
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martedì, 29 aprile 2008
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TUTTO VERO !

...andiamo a Berlino, andiamo a prenderci la coppa
Enver serve da bere alle » 15:37 | commenti (6) linka il post
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lunedì, 28 aprile 2008
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The place to be. A Parma mettono nomi francesi ai bimbi. Alain, Michelle, sont les mots that go together well. Michelle è un angelo spuntato da chissà dove che, come da consequenziale previsione del suo amante, recapita all'ospite allergico una razione di clarityn appena uscite di farmacia. Oltre a compilare dischi alla vecchia, con poche discrasie dal gusto collettivo del biennio 2003-2005. Alain è il gigione dei Vancouver, oltre che un commensale avveduto, un conversatore eclettico, un amico vero che condivide e dispone: mi ha fatto scoprire la taverna dell'ottimo Paolo, oste che ascolta i MGMT e che fornisce il proprio esercizio dei beni di prima necessità (computer collegati a internet), tra un Est Est Est e un Tocai prima della privazione nominale. Alain dava spettacolo da solo sul palco piacentino, alla fine del festival Welcome To The Jingle: era acclamato quanto i disc jockey stranieri di passaggio ai party milanesi, ma senza l'esubero di fotocamere incrociate. A Parma facevano un buon calcio, avevano e hanno delle maglie da urlo e da queste parti si augura la salvezza, magari a scapito di chi per motivi ancestrali e statutari detesta nelle viscere i colori bianconeri di nuovo sugli scudi. Sulle rive del Taro le sale prova sono nei casolari immersi dentro la campagna per Colorno, le abitano persone dall'accento delizioso -il migliore fra gli emiliani, as far as I'm concerned- e succedono cose belle, come Res-Pira, i set di Onga al Veronika (stranamente più numerosi di quelli che fa in Veneto), l'attivismo di Faz/Merendina e Simone/Pecksniff, i video di Stefano Poletti che un giorno mi mostrerà incensurati. Parma è già Emilia appieno, non come Piacenza succursale della mai amata Milano. A Parma gli spacci di vino e suini hanno nome Verdi, oppure Ricordi; a Parma abita e scrive Paolo Nori. A Parma presto Elisa sfonderà come organizzatrice d'eventi o press-agent o Madame De Stael; a Parma i quotidiani EPolis sbarcheranno prima che altrove. Parma è la nuova Udine, per me: significa che mi si potrà vedere sovente da quelle parti. Senza che l'originale furlana sbiadisca, ancorché presto orbata [omissis... o si può dire?]: intanto sabato giro dischi all'Edera di Codroipo (mi aspetto il jingle di Radio Deejay: "eeenver! sabato 3 all'Edera di Codroipo"), poi si vedrà.
Il coverista vocoderiano. Tempo fa -non trovo il link, accidenti- sostenemmo il buon Dsico, electro performer australiano, che rivisitò sia Seven Nation Army che Smells Like Teen Spirit ad uso dei digei di poco spirito, guadagnandomi -ma lui non lo sa- i rimbrotti alcoolici di un integralista all'inaugurazione dello Zoo. Sull'onda di hypem, presumo, Luke mi scrive una mail per annunciare l'uscita online del suo "Aborted album": detto, fatto, punta, tacco, palla in rete all'avversario, scacco, matto.
Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro. Enrico Brizzi, il coetaneo che mai avrei pensato di incontrare nella mia stessa barricata (a proposito della quale ci sono novità, per ora abbozzate ma quando arriva la gente si sente meglio), è di nuovo in rotta viandante: il 24 aprile è partito a piedi da Roma per Gerusalemme per un nuovo progetto denominato Francigena XXI, che è possibile seguire nel blog. In bocca al lupo, vez!
Il podcastaro impenitente. Sono io: il direttore megagalattico SIB ha inserito nel sito di Blow Up radiozine l'undecimo episodio di Mogli E Buoi, la scoppiettante trasmissione che porta all'orecchio le parole di carta. E' scaricabile da qua, comprende Arnoux, Big Member, Breakfast, Carnifull Trio -casualmente i primi quattro in ordine alfabetico di matrice friulana o triestina- Don Vito E I Veleno, Il Genio (discone), Lule Kaine, Malvena, Moleskin, Three In One Gentleman Suit e Stop The Wheel, ovvero Franz ex bassista dei Jennifer Gentle, da poco direttore della programmazione per Radio Fragola, che pare voglia portare anche sull'etere i contenuti del podcast Mogli E Buoi, e di questo sinceramente sono commosso...
Felicità è Yann Tiersen che ti chiede l'add(!) dal suo nuovo space, dedicato all'album Tabarly in uscita a giugno per Ici D'Ailleurs (pare il nome di un team ciclistico, tipo Française Des Jeux): i tre brani sullo space promettono meraviglie, come sempre...
Queste sono solo scosse di assestamento.
Enver serve da bere alle » 23:45 | commenti (4) linka il post
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venerdì, 25 aprile 2008
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Musica Importante A VEnezia

Musica Importante A PIacenza

Bonus/es
En Sommarflicka, il progetto indietronico di Alessandro dei Le Man Avec Les Lunettes interamente scaricabile
"Naphtalene", brano fuori album -scaricabile, idem- per ...a Toys Orchestra
Peluquerìa Hernandez: band veronese nata nel 2400 e imperniata su mister Joyello, amalgama sonorità folk-melodiche tipicamente ascrivibili al pop italiano con quelle infuocate delle sabbie dell'Arizona e delle fieste messicane. Una miscela trasognata di rock e mariachi, liscio e country. Spy-guitar e space age pop, improvvisazioni jazz e svisate progressive. "Immaginatevi le composizioni di Marc Ribot nella rilettura di The Ventures con Fausto Papetti!", dicono loro. "I Treni All'Alba", aggiungerei io. Che ho postato il cd-singolo scaricabile (cliccare sul link in verde, come sempre)

Enver serve da bere alle » 01:03 | commenti linka il post
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domenica, 20 aprile 2008
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Navigando a vista.
Da oggi è possibile scaricare un ep di Alessandro Grazian, preludio al nuovo album. Due brani inediti, una cover ("Aria di neve" di Endrigo, più veloce rispetto a quella che ne fece Battiato) e tre ottimi strumentali. "Felicitazioni" è molto bella...
E' in uscita il sorprendente album dei Dadamatto per R!SVP: si chiama "Il derubato che sorride" e contiene le canzoni più potenti e agrodolci di questa primavera, altra faccenda rispetto al mero punk delle origini. Come questa "Marco se n'è andato", citazionista e beffarda: ma il disco ha ben più di una perla, da "Manca un chilometro" a "Walter" e soprattutto "X Mary"...
Martedì 22 alle ore 18 andrà in onda su RossoAlice la prima puntata di Area24, il format organizzato da Progetti In Movimento all'incrocio tra web, televisione e concorso che ha messo in contatto ventiquattro band e altrettanti operatori del settore indipendente italiano. Non nella prima, ma in una delle prossime, ci saranno anche i miei intemperanti interventi.
Musiche per la pubblicità, sempre più spesso si attinge all'indie italico. Per esempio vedrei bene "A great mind" dei Cherrysand come motivo della gomma del ponte, e "Summer starts today" dei Zabrisky potrebbe ben figurare come sfondo alla reclame della summer card per una compagnia telefonica, anche come slogan...
Costa Music, il progetto parallelo (e per una parte anche italiano) di Joe dei L'Altra...
Erased Tapes, un'etichetta sui generis a partire dall'iconografia...
Se a Berlino in aprile c'è la British Music Week, venerdì e sabato al Rivolta di Marghera andrà in scena la seconda edizione di Venetian Industries: suonano tutti i migliori del Veneto, o quasi (nel senso che alcuni dei migliori non suonano, e suona anche gente che certo migliore non si può definire). Metterò qualche disco venerdì...
Giovedì invece per quanto allettante sia il ritorno in Italia dei Maolo Awesome Muxtape (al TAG di Mestre), sarò alle Giornate Resistenti di villa Pisani a Montebelluna, dove suoneranno gli Offlaga e i fratelli No Seduction...
Sabato infine concluderò una settimanella niente da ridere -iniziata mercoledì 23 con l'ardua scelta tra Colleen a Padova e l'anteprima Afterhours poco più a nord- girando cd al For Sale di Piacenza per la seconda ed ultima serata del festival Welcome To The Jingle, dopo i live di Canadians, Fake P, Annie Hall e Isabel At Sunset... sempre che non decida di fermarmi qualche ora domenica, sulla strada del ritorno, al bolognese Locomotiv per il Fooltribe Festival con Bob Corn, le Amavo, i Venezia, Rising Appalachia, Edible Woman ed altri. Inizierà alle 15, cool...
Al grido di "Del Piero agli Europei, e titolare!", tra poco riaprirà i battenti WM... inviato speciale dal paese senza nazionale in gara ma con tre squadre su quattro in semifinale di Champions sarà quel Valido di nuovo in auge su percentuali da Anni Novanta...
Enver serve da bere alle » 17:53 | commenti (4) linka il post
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lunedì, 07 aprile 2008
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Colazione. Avevo incrociato il nome di Maurice Andiloro all'epoca in cui seguivo i Bluvertigo (e mai questo lemma è d'attualità quanto oggi). Lo conobbi di persona avendo lui registrato e mixato "Dovessi mai svegliarmi", scoprendo un professionista appassionato e affabile. Sapevo dei Breakfast, il duo musicale che divide a Trieste con Enrico Decolle: ne parlava il Mucchio, qualche anno fa ai tempi della Mescal. Ora i due ritornano, autoprodotti, con "Flowers and spiderwebs": non è tutto oro quello che luccica, ma un buon numero di pezzi si fa apprezzare per reminiscenze floydiane, multiformi complessità, tra brani analogici e liquidi e altri terminali, atmosferici. Su tutte svetta questa "Evening time", singolone di stampo un po' bowieano. Spacca. "Work, hard, no fun"...
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sabato, 05 aprile 2008
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Le reazioni. "Ok il clamore per il singolo, ma da tempo enver ci assicura che sta per fare il suo Chinese Democracy" (Axl Rose)
"Attendiamo l'album, anche se bisogna vedere come lo accoglieremo, se noi saremo gli stessi" (Micha e Markus Acher)
"Tanto buzz tribale all'inizio per far capire che qualcosa è cambiato, poi quando nel pezzo entra la sua voce non ce n'è per nessuno" (Beth Gibbons)
"Pare tornato ai fasti di dieci anni fa. Si lascia leggere piacevolmente, con qualche spunto dei suoi" (Michael Stipe)
Qualcosa. L'intervista che Lorenzo dei Vancouver mi ha chiesto per Caffè Teatro, mensile di Parma. Temi: il mercato musicale, la radio, le elezioni e la pax fiscale.
Il mio muxtape. Se non oscurano la piattaforma, ne seguiranno altri. Per scaricare i brani si può usare l'applet messo a disposizione dall'ottimo Gecco.
Il podcast degli showcase radiofonici più recenti: Grimoon e Comaneci. E' possibile scaricare (o ascoltare in streaming) anche tutte le puntate di Blog Up, a questi tre indirizzi.
Domattina andrò a Prato per far parte della giuria di Area24/RossoAlice: questi i finalisti.
Enver serve da bere alle » 21:02 | commenti (3) linka il post
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Talk Talk - 5th of April
"Io, l'onorevole Hlinur Bjorn: trentaquattro anni di sfortune in tutti i colori dell'arcobaleno, barbuto inetto di parola, malato di pertosse e bevitore di whisky nella culla. Accecato dalle tette, ammutolito dalle labbra rosse, zoppicante di batticuore sulla strada della vita, chiamavo: 'Ho fatto! La cacca! Venite a pulirmi il sedere! Cambiatemi il pannolino!'"...
(da "101 Reykjavìk", di Hallgrìmur Helgason, Guanda 2001)
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mercoledì, 09 gennaio 2008
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Abbiamo pazientato tre anni. Ora basta.
C'erano tre mozioni tra i fan degli Offlaga Disco Pax, sempre meno che all'interno del partito democratico (italiano o americano fa lo stesso). L'una presupponeva la non superabilità del modello "Socialismo tascabile"; pur attendendo un'eventuale seconda release come si sarebbero attese le elezioni del 1976, riteneva che un tale prodigio dovesse rimanere unico. La seconda avrebbe voluto una gran perestrojka, chissà un Max cantante(?!) o altri strumenti aggiunti, per segnare la rottura con un passato glorioso ma ora irripetibile. La terza si predisponeva generalmente bene al nuovo, in parte timorosa di perdere un portato generazionale in parte assetata di fiducia, lotta e governo.
Pochissimi i non allineati, quando il trio pietroburghese cominciava a snocciolare uno a uno, dal vivo, i possibili brani di un secondo disco. Ottomila copie vendute contro le pari baionette del duce, un caso unico negli anni Duemila di identificazione tra band e fanbase, in questo sì simili ai più volte accostati -ma parenti alla lontanissima- CCCP: ascoltati dai dark residui, dagli indie militanti, dai postpunkers, dai compagni delle ultime sezioni. Trasversali.
Com'è la Bachelite? Il disco è un pacs tra suoni e parole, come sopra. Ma sensibil-mente più coeso e omogeneo del precedente, di cui costituisce una ragionevole evoluzione: Collini non canta ma le parole paiono adagiarsi meglio sul tappeto, almeno quando sono in primo piano. Capita non di rado infatti -volutamente- che l'impalcatura strumentale sopravanzi le liriche nei volumi, in sede di registrazione. Il geometra figiciotto ha quarant'anni e i suoi sono comizi senza slogan ma con una morale, sempre. E la non-nostalgia è più per le persone (padre, partner temporanea, la solidarietà reggiana evocata anche dagli ultimi Giardini di Mirò) che per le campagne elettorali.
Un disco tondelliano, di fauna, in cui quasi ogni brano rimanda ad uno analogo del lavoro precedente, agevolato in questo dall'essere nove prima, nove dopo. E poi autocitaziooooni, autocitaziooooni, auto-cita-zio-oni. C'è anche qualcosa che non convince: il testo stravagante di "Fermo!", l'apertura un po' debole con "Superchiome" che però promette di crescere. Alcuni pezzi sono molto lunghi, anche nove e sette minuti, ma ciò non inficia mai la resa: quest'album ha già i suoi punti fermi, le sue parole d'ordine, i suoi cambi di passo. E la grande fortuna di aver superato con meriti propri l'inevitabile fine dell'effetto sorpresa.
Superchiome. Lo specchio di Kappler, se diamo per buona la lectio dei paralleli. La somiglianza regge sull'inizio morbido di batteria elettronica, ma il brano già sfruttato nella seconda parte del tour fatica a partire di slancio. O più probabilmente i capitoli della Carlotteide stanno bene solo legati assieme l'uno con l'altro. Non un brutto brano, intendiamoci. Ma a confronto con tutto quello che viene dopo...
Ventrale. Che sta a Robespierre, nel senso del brano apripista. E non ci somiglia per niente: onde quadre di casio e moog (Enrico cura anche la produzione artistica del cd) vanno e vengono in battuta, sommergendo il ricordo di un Max undicenne reduce dagli europei di atletica. La favola dell'ultimo ventralista Volodymir Jashenko diventa metafora di sostegno naif all'ortodossia moscovita contro i fermenti ciellini di Solidarnosc o le terze vie del quasi occidente, tra "gran fenicotteri" e "soliti dilettanti laburisti": Molto godibile.
Dove ho messo la Golf? Chi l'ha ascoltata allo scorso Mi Ami stenterà musicalmente a riconoscerla. Un vecchio testo colliniano che ha il suo focus nell'incidentale rimando alla carriera del presidente brasiliano Lula, uno che ottiene l'obiettivo solo quando si annacqua, tra l'indifferenza generale ai suoi propositi, quando prima ben ci si preoccupava di non dargliela vinta in quanto comunista e pericoloso. Come sottrarre la propria auto ai guardiani dell'ordine. La musica accompagna, la Golf del fonico Kai riparte.
Sensibile. Per molti, ne sono certo, sarà il capolavoro del disco. Anche questa più volte performata sui palchi (sempre preceduta da un "abbiamo bisogno di un avvocato"), agghiaccia nel contrapporre una prima metà discorsiva, liquida e intubata sulle "gesta eroiche" della coppia Mambro-Fioravanti, a una seconda più aperta ed esplicita, col microfono riaperto e una serie di stilettate da antologia a seguito di uno sviluppo magistrale. Se servirà a riaffermare nella base musicale del paese il valore dell'antifascismo,il manifesto neosensibile ("stabiliremo dei limiti") resterà nella storia della cultura underground. Va da sé che intanto un concept così difficile non ha alcun addentellato in "Socialismo tascabile".
Lungimiranza. Il pezzo pop, pieno di staccati, con la chitarra di Daniele lasciata libera di (s)correre. Siamo dalle parti di Tono Metallico Standard, con i riferimenti -uno evidente, l'altro molto meno- a musicisti in seguito divenuti celebri: anche qua, il dito indica la luna già dall'intestazione, spettro delle mancate capacità divinatorie di Max (chissà cosa avrebbe potuto dire dell'esordio ODP un cuoco che li avesse serviti al terzo concerto assoluto, prima del disco...). La memoria vola ad Anagrumba e ArciNova, "un periodo in cui ognuno faceva il suo mestiere, il partito faceva il partito, la federazione giovanile faceva la federazione giovanile, l'Arci l'Arci, i fonici i fonici": per intenderci, è la prima volta che gli ODP firmano una canzone di questo tipo. La conclusione è inevitabile: il sol dell'avvenire si rivela sbrecciato, morettianamente di cartone, "il partito risulta non pervenuto". Uno dei miei pezzi preferiti, finora.
Cioccolato IACP. Dimenticate la versione offerta finora dal vivo. Nel disco sono nove minuti di lugubri campane a morto su un'epoca, con il "perchè" del toblerone incastrato in una trama da film neorealista, fortemente local e al contempo viscerale, fatto di regole poste ancorché non rispettate e dignità antica da modello emiliano. La lunghezza del discorso non fa aggio alla pura Weltanschauung offlaghiana, Daniele al piano incrocia il violino di Nicola Manzan e la controvoce di Jukka Reverberi, con il quale Max sta portando in giro -16 gennaio al Banale di Padova- un set di letture emiliane musicate, in cui questo testo può stare di diritto. Le spalle a Roncocesi, lo sguardo a Vladivostok (che è la nuova "i Van Halen"): trattenere la commozione è molto arduo. Altro masterpiece, due di fila. Ma tanto si sa che, come per le prove tecniche di trasmissione, le tracce preferite possono variare di giorno in giorno.
Fermo! L'ho detto: a fronte di ottime soluzioni sonore, crescenti, sostenute, mai banali, stavolta le liriche spiazzano. Mai gli Offlaga erano stati metaforici, anzi sempre diretti e questo gli è stato sempre riconosciuto come il miglior pregio: stavolta Max s'imbarca nella storia di un gambero che ha trovato habitat in un lago dell'Italia centrale, per lanciarsi in una parabola dai vaghi toni antiprotezionisti. Fa sorridere certo, e probabilmente pensare: io per esempio penso che -al momento- sia una pausa di coccio tra due bombe di ferro.
Onomastica. il capolavoro di Daniele Carretti, uno scuro giro di basso che non si sentiva dai primi Ottanta e che forse ne rievoca mille altri senza soffermarsi su uno in particolare. Una killer application. Il suono più bello e persistente del disco sorregge e innerva lungo tutti i sei minuti questa traccia remixabilissima giocata sull'anagrafe emiliana, battesimi da leggere come si scrivono. Jaures. "Jean Jaurès era un dirigente del partito socialista francese, venne ucciso prima del 1917". Perché un nome era tutto quel che davi. Enver, Engels, Hengel. Sovietismi, anagrammi melodrammi, moschettieri. Idea, Nuova, Idillio. Testa e piede sussultano all'unisono. Jenissei, Jenissei. Pronunce sballate. Wilmo Wilmer Wolmer Wagner Wainer. E il sax di Andy dei Bluvertigo, ripescato all'uopo e trattato chimicamente per chiudere una storia (la storia dei miei endorsement italoindie anche, 1998-2008). Brano di cui innamorarsi al primo colpo, terzo asso, rimanda per certi versi ad "Enver" come martello fino a che subentrerà la falce di un remix.
Venti minuti. La DeFonseca di Bachelite. Posta egualmente alla fine, sostituisce i traumi per la separazione da una ex con i malcelati tumulti interiori del rapporto col padre, mai amato eppure immanente soprattutto attraverso l'intermediazione di una conoscenza di gioventù. Metodica, puntuale, quasi attesa. Max parla col cuore in mano, come ad uno psicologo collettivo. Il testo alle prime si mostra appena più debole del gemello di tre anni fa, ma alla fine lascia il medesimo retrogusto dolceamaro, discreto, il sapore da ultimo pezzo di un album degli Offlaga Disco Pax, più efficace della somma delle sue componenti.
Il triumvirato esordirà con la Bachelite sabato 2 febbraio al Maffia di Reggio Emilia, poi partirà per tutta la penisola secondo l'estro di Mister Cyc Lorenzo Bedini. Ammetto di tentarle tutte per portarli al Big Fish di Sant'Anna di Chioggia, magari per un giovedì adiacente al mio compleanno, inizio aprile: Enrico sarà assiso a terminare la propria ipotetica partita di pacman, Daniele farà attenzione a occupare e percorrere il minor spazio possibile sul palco, Max proverà il microfono in autonomia rispetto alle altre attività ricreative che si staranno svolgendo dietro di lui...
"Bachelite" uscirà venerdì 8 febbraio per Santeria, distribuito da Audioglobe.
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venerdì, 02 novembre 2007
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SUCCO E POLPA
compilation di inediti pop, indipendenti e italiani
in libero download
01 CANADIANS - Soon soon soon
02 NEWS FOR LULU - Big Wednesday
03 TEN THOUSAND BEES - The Bacharach scale
04 ANNIE HALL - Morning news
05 COMANECI - To move forward
06 ALBANOPOWER - Nothing to loose
07 F.R. LUZZI - Love in the Southern way
08 MR60 - Magic cake
09 LE MAN AVEC LES LUNETTES - The blogger and the dandy
10 SUPERPARTNER - Do you remember the hill?
11 MY AWESOME MIXTAPE - Me and the washing machine (2007 demo version)
scaricare via zshare
scaricare via openomy
(file .zip di 57.5 megabyte)
Questa raccolta avrebbe dovuto vedere la luce tanto tempo fa, più o meno a ridosso del Mi Ami. Quindi giugno. Essa nacque da un'idea partorita durante una sessione di soulseek chat tra me e Matteo Zanobini, mossa da un duplice scopo: far conoscere -a seguito di adeguata attività di promozione- alcune realtà interessanti dell'indiepop italiano a chi ne fosse estraneo, e donare agli ascoltatori più affezionati un brano inedito.
Una volta scelto l'orientamento anglofono -senza precluderci in futuro analoga cernita fra coloro che si esprimono in lingua e poi magari anche per le composizioni strumentali- e scremati i nomi da sessanta a quattordici, insorsero i primi disguidi. Band che richiedevano del tempo per andare in studio, quando noi si sarebbe voluto ottenere mp3 già pronti, reduci da registrazioni precedenti e non inseriti nei cd o nei demo ufficiali; oppure manager che hanno negato il consenso per motivi legittimi anche se non sempre comprensibili.
I mesi passarono e il tema rimase carsico, affiorante solo dalle ripetute mail di sollecito che i musicisti più "diligenti" periodicamente ci inoltravano per conoscere lo stato dei lavori. Al termine di settembre, a pezzi già ottenuti, Matteo decise di gettare la spugna, dal momento che anche i presupposti d'entusiasmo venivano meno. Si sarebbe dovuto acquisire un dominio (succoepolpa.it), gestirlo e dare il via al surplus di partecipazione che un atto come questo comporta, togliendo minuti e attenzione alle rispettive priorità individuali.
Pur comprendendo appieno le sue motivazioni, ho deciso nell'ultimo giorno di questo blog di rendere disponibile l'ingente materiale raccolto. La considerazione che mi ha mosso è una sola, e riguarda la riconoscenza verso tutti i musicisti che hanno messo del loro (in termini di tempo, volontà, cura) per la realizzazione di un brano.
Eccola, è qui, è liberamente scaricabile senza dover sottoscrivere alcunché, resterà online in evidenza *per sempre*: zshare e openomy sono sufficientemente larghi nei giorni di storage per potermi far affermare l'eternità della compilation. Da questo momento darò il via anche alle procedure di diffusione, di conoscenza, perché no anche di critica.
Ringrazio enormemente Matteo "the dandy", senza il quale NON.
E poi Chiara@ Organetta per l'illustrazione a cui aveva provveduto e che tornerà di sicuro buona.
Tutti i musicisti e le etichette che compaiono nel progetto, per la fiducia che non è stata da me/noi ripagata prontamente nel merito.
Paolo Torreggiani per aver concesso l'inno della scorsa estate, seppure in una versione diversa da come probabilmente comparirà nelle venture uscite dei My Awesome Mixtape.
Fabio Benni per avermi stupito ancora una volta.
Lettori e lettrici -diventat* nel frattempo manzonianamente venticinque, com'è giusto che sia- blogger, collegh* di carta e delle radio, appassionat* e curios*, questo disco è anche e soprattutto per voi, webpeople.
Michele Bitossi e i Numero 6, you know who you are. E tutto è nato qua, e tutto deve ancora nascere.
Dandy, Sàndor, la Phiorio Mapphia, Momo, Soundverité & la Udine che lavora e produce, William, i Druidi, Frine, Eli, C-Pa e Rockit, la Riotmaker, gli Offlaga, Sarah e tutte le persone che continuano a volermi essere vicine, qui e ora, nonostante i miei evidenti difetti.
Mia madre, che legge qua e crede io non lo sappia.
La ciurma del Big Fish, che il 15 novembre (ri)comincia con i concerti del giovedì sera: Andrea, Fiorenzo, Mattia, Fabio.
Rocco e il Chioggialab, ora e sempre Resistenza.
Sambo e i fioi de Ciosa, the ostaria ones.
Radio Sherwood, ragione di vita e massima ebbrezza: sabato 11 dalle ore 18 riparte "Blog Up", in diretta.
E Polis, Francesca, Erika, tutt*. E' quello che volevo fare da bambino.
David Trezeguet per aver allietato l'autunno, Claudio Ranieri per le sue parole di saggezza e amore verso i colori sociali.
Il vino, le donne, il teatro, il cinema, l'arte, la nutella, le biciclette, il chinotto, le incazzature, un barlume di politica, Venezia, internet.
Scrivere, scrivere, scrivere ancora, ora la guerra paura non fa.
(anche se per di qua passerà una freeway quattro corsie)
Proprio sotto (un grattacielo di Los Angeles, nda), come un fungo ai piedi di un albero, c'è un locale in cui si mangia, una costruzione a un piano con l'aria vecchiotta e un po' sporca. Si chiama Pantry, che vuol dire dispensa. Sulle tazze del caffè c'è scritto: Pantry, dal 1924, mai chiuso. E sui tovaglioli: sempre aperti, mai senza clienti. Il bello è che è vero. Quelli è dal 1924 che danno da mangiare e non hanno mai chiuso un minuto. Neanche quando è scoppiata la guerra, neanche quando è morto il fondatore, neanche a Natale Capodanno 4 luglio, mai. A un certo punto la città di Los Angeles li informò che erano spiacenti ma da lì, proprio da lì, doveva passare la nuova freeway quattro corsie, e che insomma dovevano trasferirsi. Era suppergiù il 1950. Non fecero una piega. Presero un altro locale a cinquanta metri da lì. Il giorno stabilito servirono il pranzo nel posto vecchio e alle cinque lo chiusero. Un minuto prima avevano aperto quello nuovo, dove servirono la cena. Mai chiuso. (da "Barnum" di Alessandro Baricco)
Enver serve da bere alle » 23:36 | commenti (20) linka il post
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giovedì, 04 ottobre 2007
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Marmaja - Puntamaistra
(tutto il cd è scaricabile da qua)
(...)
stiamo senza scarpe
che le suole lasciano orme
e poi magari ci trovano
e qui finisce
Enver serve da bere alle » 23:00 | commenti (21) linka il post
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martedì, 02 ottobre 2007
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Se al posto di questa augusta scappatoia ci fosse stato il post che preventivavo da prima del telecom takeover (ovvero un riassunto ultime uscite con giudizi sommari & mp3 a corredo), il post si sarebbe dovuto chiamare "Come Sabani prima di Pavarotti": il ritorno dell'adsl (20 mega tua sorella, per la precisione) a Ca'Enver rappresenta infatti il classico vaso di coccio tra i ritorni dei Radiohead e di Fabio De Luca, quasi la dimenticabile morte in minore di un guitto televisivo & puttaniere nei confronti dell'eroe lirico nazionalpopolare.
Invece posso tuttora sfangarmela così, nei tempi morti(?) di un articolo EPolis e della neonata cura dell'agenda eventi per Il Venezia, tra una direzioncina artistica e una lista di Schindler da stilare per la quale, magari, qualcuno mi ringrazierà. Senza contare l'approdo, finalmente, di "una certa iniziativa" e la pubblicazione simultanea di a) Bloàp 113 di ottobre coi miei pezzi su Iron & Wine ed Amari; b) Rockit Mag 41 (sampler) col mio reportage dalla terra del frico e della frice; c) il quinto podcast di Mogli E Buoi sulla radiozine di Blow Up.
A sinistra campeggia l'immagine della camera da letto, quella nella quale trascorro le poche ore notturne, i minuti della vestizione e della scelta cd per la borsa del mattino (oltreché per i digei set: sabato si va a Udine a riformare La Magica Triade enver-soundverité-gigipatruno e inaugurare lo Zoo di via Fiume, già Pabitélé). I quali dischi -una misera parte dei quali- si intravedono nel cassettone, mentre a terra poggia la borsa che dissi non avrei più utilizzato dopo l'ultimo Miami (e invece); quella modesta tv Schaub Lorenz è usa irradiare le immagini di ceffi quali Chirico, Sarugia, Corno, Crudeli etc non essendo manco dotata di televideo. Le due lampade muranesi -se ne vede solo una- illuminano il cavalletto dei vestiti: al momento della foto, blazer "da azienda trasporti", dolcevita in cotone (quasi un ossimoro) e borsa del Mestre Film Fest, di cui sarò giurato nella sezione videoclip assieme a Oliviero Toscani e Luca Bassanese. La mensola dei libri vede accatastati esemplari misti tra i miei possessi e quelli di madre, ben più cospicui data l'inclinazione dell'anziana donna alla lettura; sotto, un letto appena fatto, abbigliato fantasia (tzè) e onorato della sosta di una penna usb da 1 giga. Questa stanza è sempre stata così, mai cosparsa di manifesti o altro.
A differenza della famigerata cameretta (foto a destra), ovvero il posto donde sto digitando. Nella parete di sinistra (sopra questo vetusto Acer che sta tirando gli ultimi sospiri) e in quella frontale che non si vede, facevano bella mostra di sé negli anni Novanta i ritratti di Alberto Tomba, Andreas Moeller, Paul Hewson aka Bono nonché svariati cimeli dell'AS Asiago Hockey, stecche comprese. Il repulisti materno fu ultimativo. All'oggi si possono contemplare: sulla presente scrivania, il telefono in dotazione da Vodafone coi punti One (peccato ci metta una cifra a far scrivere i messaggi); al muro, la targa che onora il quarantennale servizio di mia madre alla propria azienda cooperativa; libreria cubicolare con ai vertici i pupazzi della mia collezione 1974 (Gigetto, l'orso giallo del battesimo)-1979 (la pecora Bianca, il cane Billi, la cagna Lilli. Nessuno mi chieda come ho fatto a distinguere il sesso dei due pupazzi di forma canide). Poi ancora il bragozzo clodiense sopra l'armadio, tomi e opuscoli di varia foggia e considerazione, francobolli, cd vergini, floppy storici, schede di ricamo di madre e storie del partito comunista italiano. Per tacere di enciclopedie mediche, volumi celebranti la storia della Juventus FC 1897, dizionari devoti e imprecisati numeri di Blow Up, Losing Today, Mucchio Selvaggio, Vernacoliere, Guerin Sportivo degli anni ruggenti. A riempire spazi buchi, i feticci di gomma del corvo Rockfeller piuttosto che di Calimero o Corto Maltese, ninnoli dell'est presi a qualche festa dell'unità, un pezzo del muro di Berlino, una scheggia di bomba della prima guerra mondiale rinvenuta sull'altopiano di Asiago, due frammenti di eruzioni laviche dell'Etna. E la foto della Lilli vera, in lardo, pelo e cattiveria: ma che continua a mancarmi tanto, quella stronza.
Enver serve da bere alle » 22:27 | commenti (19) linka il post
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domenica, 30 settembre 2007
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tu si' 'na cosa grande pe'mme...
...a Novellì, la prossima volta direttamente in ammollo!
"Non so se godere per la nostra gioia o per il loro dolore" (Scum)
"Trezegodo" (Carlo Pastore)
...e lo portaron, al camposanto, gonfio di birra, senza rimpianto...
Enver serve da bere alle » 22:55 | commenti (12) linka il post
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giovedì, 20 settembre 2007
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Odissea. Di post sulle disavventure Telecom è piena la fossa della blogosfera. Dico solo che si sono resi protagonisti di un qualcosa che svicola nel giudiziario: hanno tolto la linea "4 mega" per installare di default quella "20 mega" senza scelta o preavviso nè prima dotare di nuovo modem i coinvolti, evadendo alla cazzo le risposte via call center e dando appuntamento fra dieci giorni col tecnico installante. Non si rendono conto che c'è gente, per esempio i giornalisti, che hanno urgenza di consultare il web a più mandate ogni giorno, oppure chi ha un festival in piedi e deve essere esaustivo e tempestivo nella comunicazione. 10 giorni per risolvere un guaio informatico, nel 2007? E che dire di Fastweb, che mi collegherebbe solo dopo 20 giorni, al mio dire loro "vi porto un nuovo cliente -cioè me stesso- in fuga da Telecom"? Dovrebbero portarmi in palma di mano, sbavare per catturare nuovi contratti, e mandare subito il primo tecnico in giro dalle mie parti.
Ovviamente -se non risolvo la cosa acquistando un modem 20 mega di proprietà (col vaneggio di un futuribile rimborso, ma soprattutto nella speranza che la linea sia già attiva)- dovrò elemosinare la connessione all'ex ufficio di mia madre, come ora, o in radio, o a Chioggialab (grassie fioi) o non so dove altro. Intanto, nessuno in Telecom si offenda se si prende del grandissimo figlio di puttana (basta coi call center, cazzo: esigo di parlare con un tecnico!). E ringrazi che non faccio causa perché non voglio dare a un avvocato quanto percepirei dalla vittoria nella stessa. Boicottare.
Enver serve da bere alle » 10:50 | commenti (11) linka il post
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domenica, 16 settembre 2007
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tutte le mie mail, all'unisono, hanno deciso di non funzionarmi. e così pure fotolog e myspace. per comunicare con me, usate i segnali di fumo o i piccioni viaggiatori, fino a nuovo ordine.
Enver serve da bere alle » 18:01 | commenti (14) linka il post
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martedì, 11 settembre 2007
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La vita sotto la tastiera. Entrare in studio con delle idee, uscirne con risultanza diversa. Giravano voci di una svolta anglofona, o tematica, quando l'album resta italiano e pieno-di-sé (non è un appunto negativo, lo identifica solo come ascrivibile alle esistenze dei suoi protagonisti). Si doveva aver "paura" del nuovo disco degli Amari? Sì, nel senso dell'inevitabile mistero; di certo no, a considerare la genesi e le motivazioni, che risalgono tutte ai due anni di distanza da "Gran Master Mogol", un lavoro che seguimmo minuziosamente nel suo svolgersi live, mediatico, sostanziale, testuale e sonoro. Fatte le debite proporzioni di talento e importanza nell'alveo creativo, "Scimmie d'amore" sta alla musica italiana come Sophie Calle sta all'arte contemporanea: è un atto di social writing, una richiesta di risposte a degli input che proprio in quanto personali tornano generali: emblematica in questo senso "Manager nella nebbia", che rievoca gli anni di "Sei un mito" senza depositarli nel 2007 ("questo ci bastava!"). I primati del sentimento di casa Riotmaker fanno piazza pulita del proprio presente, si mostrano nudi allo specchio -non dimenticando l'usuale autoscatto- e sfoderano per l'ennesima volta un campionario di storie ("le vostre storie", cfr. Pippo Chennedy) che solo per sbaglio finirà in qualche smemoranda, ammesso ne vendano ancora: "forse lo capite quando come noi a volte ammirate anche voi le vostre vite". Fuori dalle camerette di Bolognina, gli Amari prendono treni per "Le gite fuori porta" senza conoscervi gente, semmai facendosi attendere all'arrivo dopo un viaggio in cassa justiceata: il flirt nel disimpegno come status riconosciuto degli anni Duemila entra ufficialmente nella cronaca della canzone, trovando controparte in "Arpegginlove", ovvero la macromeizzazione in atto tra discolabirinto e videogame (in effetti sarebbe potuto essere un pezzo Aiuola). Soccorrono trucchi hot & cheap, della serie "potevate farlo anche voi ma l'abbiamo fatto noi", ormai un claim storico per una crew cui non dispiace il pensiero debole. Tutt'altro che carenti sono comunque le liriche, fatti salvi un paio di episodi ("Parole vere in un mondo vero", "Il raffreddore delle donne" che però vanta massima orecchiabilità, un finale funky e un cameo webcelebre) si situano anche sopra gli ottimi livelli dell'album precedente. Se là gli Amari giocavano ancora a fare i giovanotti mai cresciuti, ora prendono coscienza del tempo che passa: "Se ancora non lo sai nessuno di noi avrà più camicie stirate", dicono i bambini Gam Gam di "Fiamme in un bicchiere" al suono degli zufoli ed banger dopo una fase centrale presa dai toni delle crookers sessions. Non male, per una band accusata di rivolgersi al virtuale: la ricerca di nuovi stimoli passa attraverso la straordinarietà dell'agire (emblematica "Trent'anni che non ci vediamo", tra gli episodi migliori in un contesto eccellente: "Se giocassimo con il dolore senza risentirne affatto?"). "Scimmie d'amore" è un disco dove la matrice hip hop ormai resta uno sfondo assai vago, come un promemoria di stile cui appigliarsi in rari momenti: inizia sempre Dariella, le strofe centrali sono del Pasta, il Cero offre un contributo ai suoni che va oltre la semplice performance del basso, e dal vivo quei due maestrini di Marcopiano ed Enri Colibrio aggiungeranno peso e materia. Va detto della forza electropop che muove "Ice Albergo": inutile scrutare le pieghe del testo per carpirne un senso noto appieno solo agli autori, eppure scommetto che col suo incipit a metà tra Megahertz e "Balla" di Umberto Balsamo sarà tra le più cantate ai concerti, potenziale singolo come ce ne sono almeno altri quattro o cinque. La prima volta magari si è pianto, ma poi "quanto era bello quando ci bastava": l'unica cosa che facciamo, adesso, è ricordarci che saremo sempre estranei, e che stando qui in vetrina noi non ci conosceremo mai. Come loro, solo loro. Ovvero anche noi, le nostre mani e i piedi che perdono la presa, è la testa che ci pesa, pronta a farsi male in un modo nuovo con questo disco. In fondo, ci avevano avvertito.
Il disco uscirà ad ottobre distribuito da Warner; dal 1° del mese prossimo sarà in myspace streaming per intero.
Enver serve da bere alle » 09:17 | commenti (11) linka il post
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lunedì, 10 settembre 2007
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...E quindi uscimmo, a riveder le stelle...
Enver serve da bere alle » 07:27 | commenti (2) linka il post
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giovedì, 06 settembre 2007
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Tumblr'ing down, ovvero "è che papà ha da fare, altrimenti avrebbe già spiegato il bi e il ba di Scimmie d'Amore"
Radiozine #4
En Rico En I Cola piacciono a Bertallò
"Ehi pure voi, conoscenti appena! ...e questo lo sapete tutti", dell'Inserire Floppino
tombola:

Enver serve da bere alle » 18:41 | commenti (5) linka il post
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domenica, 26 agosto 2007
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Missione compiuta. L'euforia, questa dimenticata. E questa ingiustificata, anche. Gimme five Juve, e chiamatemi Brazzo :)
Vado allo Shagoo.
Domattina dalle 10 alle 12 inizia Blog Up in diretta su Radio Sherwood, si protrarrà fino al 7 settembre ("finché E Polis non ci separi"), dal lunedì al venerdì, stesso orario. Anche in streaming web.
Sveglia della domenica: le nuove canzoni dei Breakfast, con "Ballad of General K" e "Television" deliziosamente floydiane, ed "Evening time" possibile singolo anche per le college radio.
Enver serve da bere alle » 08:14 | commenti (9) linka il post
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numero 6
quando arriva la gente si sente meglio
fake p
fake p
maybe i'm...
oh, little timmy
domenica 1° giugno
No (more) Fun
Udine
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